Blog · Primo colloquio · 14 settembre 2026

Come scegliere uno psicologo: 7 domande da fare al primo colloquio.

Per scegliere uno psicologo servono due cose: una verifica oggettiva — l'iscrizione all'Albo, che è pubblica e controllabile in un minuto — e alcune domande dirette da fare al primo colloquio su formazione, costi, durata e limiti. Il resto lo decide una cosa che nessuna recensione può misurare: come ti senti in quella stanza.

È una delle domande che ricevo più spesso, e quasi sempre da persone che non sono mai andate da nessuno e hanno paura di sbagliare. La buona notizia è che non stai comprando una scatola chiusa: puoi verificare parecchio prima, e puoi chiedere il resto direttamente.

Prima di tutto: la verifica che vale un minuto

L'albo degli psicologi è pubblico. Puoi cercare nome e cognome sul sito del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi (psy.it) o su quello dell'Ordine regionale: se la persona è iscritta, compaiono numero, data e sezione di iscrizione. Chi esercita come psicologo senza essere iscritto commette un reato di esercizio abusivo della professione.

È il motivo per cui i professionisti seri mettono il numero di albo in chiaro sul sito: il mio, per esempio, è il 12375 dell'Ordine dell'Emilia-Romagna, e lo trovi in fondo a ogni pagina. Se su un sito non trovi né numero né Ordine di appartenenza, è già un'informazione.

Psicologo, psicoterapeuta, psichiatra: chi fa cosa

Tre figure diverse, spesso confuse:

  • Psicologo — laurea in Psicologia, esame di Stato, iscrizione all'Albo. Fa consulenza, sostegno psicologico, valutazione.
  • Psicoterapeuta — ha in più una specializzazione di quattro anni post-laurea che abilita alla psicoterapia. Può essere psicologo o medico.
  • Psichiatra — è un medico specializzato in psichiatria: può prescrivere farmaci.

Non serve automaticamente il titolo più alto: dipende da cosa ti serve. Per una fase difficile, una transizione, un sostegno mirato, un percorso con uno psicologo è spesso la risposta giusta. Per quadri clinici strutturati serve altro — e un professionista onesto te lo dice al primo colloquio invece di tenerti.

Le 7 domande da fare (e perché)

  1. «Che formazione ha e con che approccio lavora?» — non per giudicare la scuola, ma per sentire se sa spiegartelo in parole comprensibili. Chi non riesce a spiegare come lavora, spesso non lo sa nemmeno.
  2. «Ha esperienza con quello che porto io?» — adolescenti, ansia, lutto, espatrio, sessualità: sono ambiti con differenze reali.
  3. «Che cosa NON tratta?» — è la domanda più rivelatrice di tutte. Chi ha una risposta pronta e precisa sa dove finisce la propria competenza. Chi dice «mi occupo di tutto» dovrebbe insospettirti.
  4. «Quanto costa, quanto dura una seduta, ogni quanto ci vediamo?» — va chiarito prima, non alla fine. La seduta standard è di 50 minuti; la frequenza tipica è settimanale o quindicinale.
  5. «Fa fattura?» — le prestazioni psicologiche sono detraibili al 19% come spese sanitarie, se pagate con strumenti tracciabili. Una fattura regolare è anche un segnale di trasparenza.
  6. «Come capiremo se sta funzionando?» — non esistono garanzie, ma devono esistere dei riferimenti condivisi per rivedere insieme il percorso ogni tanto.
  7. «Posso pensarci?» — più che una domanda, un test. La risposta a questa dice molto sul rispetto dei tuoi tempi.

I segnali che dovrebbero farti dubitare

Chi garantisce risultati o tempi certi («in cinque sedute risolviamo»): in psicologia nessuno può promettere un esito, si può promettere un metodo. Chi vende pacchetti da pagare in anticipo. Chi parla male dei colleghi o liquida altre forme di terapia. Chi è vago sui costi. Chi ti fa sentire in colpa se dici che vuoi rifletterci. E chi non nomina mai i propri limiti.

La parte che non si può verificare

Dopo tutte le verifiche resta la cosa che conta di più, e che nessuna recensione può misurare: come ti senti in quella stanza. Se dopo il primo incontro ti sei sentito giudicato, o hai avuto la sensazione di dover recitare una parte, è un dato — anche se quel professionista ha ottime credenziali. La ricerca sulla psicoterapia è piuttosto concorde su un punto: la qualità della relazione tra paziente e terapeuta è uno dei fattori che più incidono sull'esito, al di là dell'orientamento teorico.

E cambiare è legittimo. Non è un fallimento né una scortesia: è parte del processo.

Perché il primo colloquio gratuito ha senso

Nel mio studio il primo colloquio è gratuito proprio per questo: non è una seduta terapeutica, è il momento in cui ci si guarda in faccia e si decide se ha senso lavorare insieme. Dura 50 minuti, si può fare in studio a Bologna o a San Lazzaro oppure online, e nessuno ti chiede di continuare. Se alla fine pensi che non sia la persona giusta, è un'informazione utile per entrambi.

In breve

Verifica l'Albo (è pubblico e ci vuole un minuto). Chiarisci la differenza tra psicologo, psicoterapeuta e psichiatra e capisci cosa serve a te. Al primo colloquio chiedi formazione, esperienza, cosa non tratta, costi, fattura e come valuterete insieme il percorso. Diffida di chi garantisce risultati, vende pacchetti o parla male dei colleghi. E poi ascolta come ti sei sentito: quella è la parte che decide davvero.

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