Sono tornato all'estero dopo l'estate in Italia e sto male: perché settembre è il mese più duro.
Se sei rientrato da poco nel paese in cui vivi e ti senti svuotato, malinconico e improvvisamente in dubbio su tutta la tua scelta, non stai regredendo: stai vivendo il contraccolpo del rientro. Per due settimane hai riavuto tutto insieme — lingua, affetti, luoghi — e ora il contrasto tra le due vite è tornato nitido. È la fase più dura dell'anno per chi vive all'estero, ed è temporanea.
Settembre è, per gli italiani all'estero, quello che gennaio è per tutti gli altri: il mese dei bilanci non richiesti. In studio, le richieste di chi vive fuori si concentrano proprio adesso — non ad agosto, quando erano in vacanza, ma nelle settimane in cui l'aereo li ha riportati indietro e la casa all'estero è sembrata, per qualche giorno, un posto qualunque.
Perché il rientro fa più male della partenza
Durante l'anno la mancanza è diffusa e sopportabile: la routine la copre. Il lavoro, gli orari, gli impegni funzionano da anestetico. Poi arrivano due o tre settimane in Italia in cui, tutto insieme, ricevi ciò che normalmente ti manca: parlare senza tradurre, essere capito a mezza frase, i tuoi genitori, gli amici di sempre, i posti che conosci a memoria.
Il rientro non aggiunge una mancanza nuova: rende improvvisamente misurabile quella che c'era già. È per questo che i primi giorni sono i peggiori, ed è per questo che chi ti sta intorno all'estero fatica a capire — dal di fuori sei semplicemente uno che è stato in vacanza.
I pensieri tipici di queste settimane
- «Cosa sto facendo qui?» — il dubbio sulla scelta migratoria si riaccende tutto insieme, con una forza che durante l'anno non ha.
- Il conteggio del tempo perso. I nipoti cresciuti, i genitori invecchiati, gli amici che hanno figli: ogni rientro fa da fotografia a intervalli, e le fotografie a intervalli fanno impressione.
- La casa all'estero che sembra estranea. Per qualche giorno l'appartamento in cui vivi da anni sembra un affitto temporaneo.
- Il senso di colpa doppio. Verso chi hai lasciato in Italia, e verso te stesso perché "avevi voluto tu questa vita".
- L'irritabilità verso il paese in cui vivi. Improvvisamente il cibo, i modi, la burocrazia, il clima: tutto diventa un difetto.
Quanto dura, e la regola delle due settimane
Nella maggior parte dei casi il contraccolpo si scioglie in una-tre settimane, il tempo che la routine impiega a ricostituirsi. Da qui una regola pratica che suggerisco spesso: non prendere decisioni definitive sulla tua vita migratoria nelle due settimane dopo il rientro. Non dare le dimissioni, non disdire l'affitto, non annunciare a nessuno che torni in Italia. Il pensiero "torno" in quei giorni è quasi sempre un'emozione, non un progetto. Se dopo un mese o due, a routine ristabilita, è ancora lì, allora merita di essere esaminato sul serio — e quello è un ottimo lavoro da fare in terapia, perché a quel punto non è nostalgia: è una domanda vera sulla direzione della tua vita.
Tre cose che aiutano davvero
- Rimetti in piedi la routine il prima possibile. Non aspettare di "avere voglia": è la routine a generare l'umore, non il contrario. Palestra, spesa, un impegno fisso nei primi giorni valgono più di qualunque proposito.
- Programma il prossimo ritorno. Avere una data sul calendario trasforma la distanza da condizione indefinita a intervallo misurabile. Funziona più di quanto sembri.
- Non isolarti proprio adesso. Il riflesso naturale è chiudersi e passare le sere a scrivere a casa. Ma è nelle prime due settimane che i legami nel paese in cui vivi vanno usati, non sospesi.
Quando è il caso di parlarne
Se dopo un mese la tristezza non si muove, se dormi male con costanza, se hai smesso di frequentare le persone o se il pensiero di tornare in Italia occupa la giornata, non è più il fisiologico contraccolpo del rientro. Sono i temi su cui lavoro più spesso con gli italiani all'estero, insieme alla solitudine del primo anno e al sentirsi stranieri quando si torna in Italia — che è la faccia opposta di questa stessa medaglia.
Faccio colloqui online in italiano con orari adattati al tuo fuso: per l'Europa e il Regno Unito è una questione di un'ora, per Australia, Asia o Americhe uso slot di mattina presto in Italia che cadono nella tua sera. Il primo colloquio è gratuito. Sul perché la lingua madre conti in questi temi ho scritto qui.
In breve
Il crollo di settembre non è un segnale che hai sbagliato a partire: è l'effetto del contrasto, dopo settimane in cui hai riavuto tutto ciò che normalmente ti manca. Dura in genere una-tre settimane, si attraversa rimettendo in piedi la routine, fissando la prossima data di ritorno e non isolandoti. E vale una regola: nessuna decisione definitiva sulla tua vita migratoria nelle due settimane dopo il rientro. Se invece dopo un mese sei ancora lì, parlarne in italiano con uno psicologo è il modo più diretto per capire se è nostalgia o è una domanda vera.