Blog · Primo passo · 26 ottobre 2026

Sono in lista d’attesa per lo psicologo pubblico: cosa fare nel frattempo.

Hai fatto la cosa giusta — sei andato dal medico, hai prenotato — e ti hanno dato una data lontana. Tre cose sono utili subito. La prima: il percorso pubblico non è una porta sola, sono almeno quattro, con agende indipendenti, e la prima che hai provato non è necessariamente la più rapida. La seconda: sulla tua impegnativa c’è scritta una classe di priorità, e se la tua situazione è cambiata da quando è stata scritta puoi chiedere che venga rivalutata — l’attesa si rinegozia, non si sopporta. La terza: se nel frattempo cominci un percorso privato, non devi cancellare la prenotazione pubblica.

Il servizio pubblico, quando prende in carico, fa cose che il privato non fa: diagnosi completa, integrazione con la psichiatria e con i servizi sociali, certificazioni con valore legale, continuità. Se la tua richiesta rientra lì, l’attesa è il percorso corretto: vale la pena imparare a muoversi dentro, non a scappare.

Il percorso pubblico ha più di una porta

È l’informazione che quasi nessuno riceve per intero, perché ogni sportello racconta correttamente il proprio pezzo e nessuno ha il compito di darti il quadro.

  • Il medico di medicina generale. È il passaggio per il canale ambulatoriale: scrive l’impegnativa con il quesito e la classe di priorità, e con quella si prenota al CUP dell’azienda sanitaria. È anche la persona a cui tornare se le cose cambiano, e questo è il punto che viene più spesso dimenticato.
  • Il consultorio familiare. In molte aziende sanitarie è ad accesso diretto, senza impegnativa, e in diversi territori il primo colloquio è gratuito. Si occupa anche di adolescenti, coppia, genitorialità, maternità. Ha un’agenda propria, separata da quella dell’ambulatorio di psicologia clinica.
  • Il Centro di Salute Mentale (CSM). Qui le regole cambiano davvero da Regione a Regione: in alcune l’accesso è diretto e volontario, in altre serve la richiesta del medico. È il servizio per i quadri più strutturati, e di norma lavora in équipe con lo psichiatra.
  • Gli sportelli dedicati. Comuni, scuole, università e alcune aziende sanitarie hanno sportelli di ascolto gratuiti, fuori dalle liste ordinarie. All’Università di Bologna, per esempio, esiste il Servizio di Aiuto Psicologico a giovani adulti (SAP), gratuito per gli studenti dell’Ateneo e per i giovani adulti fra i 20 e i 28 anni del territorio dell’AUSL di Bologna. Molti atenei hanno un servizio equivalente: cercalo sul sito del tuo, alla voce salute e assistenza.

Il consiglio pratico costa due telefonate: chiedi i tempi a più di una porta prima di decidere di aspettare. Sono organizzazioni distinte, e capita che la differenza fra l’una e l’altra sia di mesi.

Cosa chiedere, prima di mettersi ad aspettare

Un’attesa accettata senza informazioni è più lunga di un’attesa negoziata, anche quando il numero di giorni è lo stesso.

  • Che classe di priorità c’è sull’impegnativa. Il Piano nazionale di governo delle liste di attesa prevede che per i primi accessi l’impegnativa riporti un quesito e una classe indicata con U, B, D o P, a cui corrispondono tempi massimi differenti: nel Piano 2019-2021 erano 72 ore per la U, dieci giorni per la B, trenta giorni per la D nel caso delle visite, centoventi per la P. Il Piano è stato poi aggiornato, quindi i termini oggi applicabili vanno verificati sul sito della tua Regione. Resta vero sempre che la classe la assegna il medico, sulla base di quello che gli racconti.
  • Qual è il tempo di attesa pubblicato. Le aziende sanitarie pubblicano i propri tempi, e dal 2025 esiste anche una piattaforma pubblica nazionale di consultazione all’indirizzo portaletrasparenzaservizisanitari.it. Serve a capire se la data che ti hanno dato è la norma del tuo territorio o un caso particolare.
  • Se esiste una lista di recupero. In molti CUP si può chiedere di essere richiamati in caso di disdette. Non è automatico: va chiesto.
  • Cos’è esattamente il primo appuntamento. Spesso non è l’inizio di un percorso ma un colloquio di valutazione, dopo il quale si decide cosa proporre. Saperlo evita una delusione che ho visto diventare, più di una volta, un abbandono.

Cosa ha senso fare nei mesi che passano

Qui serve onestà: non esiste niente che si faccia da soli che equivalga a un percorso psicologico, e chi te lo promette ti sta vendendo qualcosa. Esistono però cose che impediscono alla situazione di consolidarsi mentre aspetti, e sono poche e noiose.

  • Tenere in piedi le routine di base. Orari del sonno, pasti, movimento, una quota di luce. Non sono una cura: sono il pavimento su cui poggia il resto, e quando cede il resto peggiora più in fretta.
  • Non restringere il perimetro. La reazione tipica è ridurre: meno uscite, meno persone, meno cose che potrebbero andare male. Ogni rinuncia dà sollievo immediato e rende la volta successiva più difficile. Difendere due o tre appuntamenti fissi con altri, anche senza voglia, è la cosa che ho visto fare più differenza in un’attesa lunga.
  • Scrivere, anche male e poco. Due righe al giorno su cosa è successo e in che momento stavi peggio. Tre mesi non si ricordano, e arrivare al primo colloquio con dei dati invece che con un’impressione generale ne cambia la qualità.
  • Sapere dove si chiama alle undici di sera. Esistono servizi di ascolto gratuiti e anonimi — Telefono Amico Italia, 02 2327 2327 — che non sono una presa in carico, ma coprono le ore in cui non c’è nessun altro. Averli già in rubrica è diverso dal cercarli quando servono.

Quello che non consiglio è provare a farsi una terapia da soli con i contenuti che si trovano in rete: usare materiale clinico su di sé senza qualcuno che lo contestualizzi, nei mesi in cui si sta male, in genere aumenta l’allarme invece di ridurlo.

Quando l’attesa va rinegoziata, e come

Un peggioramento non è un motivo per aspettare con più pazienza. È un’informazione clinica nuova, e il sistema è costruito per riceverla — ma solo se qualcuno la comunica, e quel qualcuno sei tu.

Concretamente: torna dal medico di medicina generale e raccontagli cosa è cambiato, perché la classe di priorità può essere rivalutata e l’impegnativa riscritta. In parallelo, contatta il servizio dove sei in lista e segnala la variazione: le agende hanno margini di riorganizzazione che dall’esterno non si vedono.

E una cosa va detta chiaramente. Se compaiono pensieri di farsi del male, o se la situazione diventa ingestibile adesso e non fra due settimane, il riferimento non è la lista d’attesa: sono il 112 e il pronto soccorso, che non hanno liste e sono il canale corretto, non un’esagerazione.

Se decidi di muoverti anche nel privato

È una scelta legittima e non è un tradimento del servizio pubblico: sono due canali che convivono. Tre cose da sapere.

La prenotazione pubblica resta. Non va cancellata per precauzione: quando arriverà la convocazione deciderai con informazioni che oggi non hai. Disdici solo se davvero non ti presenterai.

La verifica la fai tu. Nel privato non c’è un filtro a monte: il titolo si controlla sull’albo pubblico in due minuti, e vale la pena farlo con chiunque — qui come si fa. Nel mio caso: Albo dell’Emilia-Romagna, Sezione A, numero 12375.

La geografia non è un vincolo. L’iscrizione a un albo regionale abilita all’esercizio su tutto il territorio nazionale: non esiste un obbligo di scegliere un professionista della propria regione, e le sedute online rendono la cosa pratica. Se nella tua zona di professionisti ce ne sono pochi o nessuno, il problema è quello, e si affronta diversamente.

Dove sto io, per essere esplicito. Sono psicologo clinico, non psicoterapeuta: faccio colloqui di sostegno e consulenza psicologica, con approccio psicodinamico, su ansia, autostima, periodi di passaggio, difficoltà relazionali e di studio. Non faccio diagnosi psichiatriche, non prescrivo farmaci, non rilascio certificazioni e non conduco psicoterapia su disturbi strutturati: quando serve quello, la cosa corretta è il servizio pubblico o un collega psicoterapeuta, e lo dico al primo colloquio. Il primo colloquio è gratuito e serve anche a capire se la risposta giusta sono io o qualcun altro.

Domande frequenti

Quanto si aspetta per uno psicologo nel servizio pubblico?

Non esiste un tempo nazionale valido per tutti: l’organizzazione dei servizi psicologici è regionale e aziendale. Il dato che riguarda te sta in due posti: la classe di priorità sull’impegnativa e il tempo pubblicato dalla tua azienda sanitaria, consultabile anche su portaletrasparenzaservizisanitari.it. La telefonata al CUP resta il modo più rapido per avere il numero reale.

A cosa serve la classe di priorità?

A collegare la tua richiesta a un tempo massimo. Nel Piano nazionale 2019-2021 i termini erano 72 ore per la classe U, dieci giorni per la B, trenta per la D nel caso delle visite, centoventi per la P; il Piano è stato aggiornato, quindi i termini vigenti si verificano sul sito della Regione. La classe la assegna il medico: se la situazione cambia, si torna da lui.

Posso andare al consultorio senza impegnativa?

In molte aziende sanitarie sì, e spesso il primo colloquio è gratuito. Per il CSM dipende dalla Regione. Non è deducibile: va letto sulla carta dei servizi della tua azienda sanitaria o chiesto al distretto.

Se inizio nel privato perdo il posto in lista?

No, e di norma non conviene cancellarlo: sono canali distinti. Disdici solo se hai deciso che non ti presenterai.

Sto peggiorando mentre aspetto.

Comunicalo: torna dal medico, che può rivalutare la priorità, e segnala la variazione al servizio. Se compaiono pensieri di farti del male o la situazione è ingestibile adesso, il riferimento sono il 112 e il pronto soccorso, che non hanno liste.

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Il primo colloquio è gratuito. Cinquanta minuti, online da qualsiasi regione d’Italia o in studio a Bologna e San Lazzaro di Savena, senza impegno di continuare. Sono psicologo clinico iscritto alla Sezione A dell’Albo dell’Emilia-Romagna con il n. 12375 — qui come funzionano le sedute online.