Blog · Primo passo · 12 ottobre 2026

Come verificare che sia davvero uno psicologo.

Chiunque, in Italia, può scrivere «psicologo» su un sito senza esserlo: il titolo è protetto per legge, ma il web non fa i controlli. La verifica richiede due minuti e si fa in modo indipendente, senza chiedere nulla al professionista: gli albi degli Ordini regionali sono pubblici e consultabili online, e il Consiglio Nazionale ne mantiene una ricerca unica all’indirizzo areariservata.psy.it/albonazionale. Se un nome non c’è, non è uno psicologo. Online questa verifica conta di più, non di meno, perché non vedi né uno studio né una targa.

Psicologo, psicoterapeuta, counselor: tre cose diverse

È la confusione più sfruttata, e conoscerla ti protegge più di qualunque altra cosa.

  • Psicologo. Professione regolamentata dalla legge 56 del 1989. Richiede la laurea, un tirocinio, l’esame di Stato e l’iscrizione all’Albo dell’Ordine. L’albo ha due sezioni: la Sezione A, che corrisponde alla laurea magistrale e abilita all’esercizio pieno della professione, e la Sezione B, con un ambito più circoscritto. Il titolo è protetto: usarlo senza iscrizione è esercizio abusivo della professione.
  • Psicoterapeuta. Non è un titolo alternativo: è una specializzazione successiva. Si ottiene dopo una scuola di specializzazione riconosciuta, di norma quadriennale, e risulta come annotazione sull’albo. Uno psicoterapeuta è quindi sempre anche psicologo (o medico); uno psicologo non è automaticamente psicoterapeuta.
  • Counselor, coach, consulente del benessere. Non sono professioni ordinistiche: non esiste un albo, un esame di Stato né un’autorità disciplinare a cui rivolgersi se qualcosa va storto. Possono esistere percorsi formativi seri, ma non autorizzano a trattare un disagio psicologico. Se una pagina usa questi termini accanto a un linguaggio clinico — ansia, depressione, trauma — è il momento di fermarsi.

Perché ti riguarda nel concreto: se cerchi un sostegno su un periodo difficile, un cambiamento, l’autostima o l’ansia, uno psicologo è la figura adeguata. Se hai una diagnosi psichiatrica o serve un trattamento psicoterapeutico strutturato, serve uno psicoterapeuta. Io, per essere esplicito, sono psicologo iscritto alla Sezione A e non sono psicoterapeuta: lo scrivo in ogni pagina di questo sito perché è un’informazione che serve a te per scegliere.

La verifica, passo per passo

Due minuti, e non devi chiedere il permesso a nessuno.

  • Cerca il nome nell’albo. Vai su areariservata.psy.it/albonazionale, la ricerca nazionale del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, oppure sull’albo del singolo Ordine regionale, anch’esso pubblico. Se il nome non compare, la conversazione finisce lì.
  • Controlla che il numero coincida. Un professionista corretto pubblica il proprio numero di iscrizione. Verifica che quello scritto sul sito sia lo stesso che trovi sull’albo: una discrepanza è un segnale pesante.
  • Guarda la sezione e l’annotazione. La scheda ti dice se è Sezione A o B, da quando è iscritto e se risulta l’annotazione come psicoterapeuta. È il modo di capire con chi stai parlando senza doverlo dedurre dal tono del sito.
  • Verifica che dichiari di lavorare online. Sulla scheda d’albo possono risultare i recapiti professionali e la disponibilità a consulenze a distanza. È un riscontro che viene da una fonte terza, non dall’autopresentazione.

Nel mio caso: Mattia Degli Esposti, Albo dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna, Sezione A, numero 12375. Puoi cercarlo adesso e confrontarlo. È una verifica che conviene fare con chiunque, non solo con me.

I segnali a cui prestare attenzione

  • Nessun numero d’albo pubblicato, o un numero che sull’albo non si trova.
  • Titoli usati in modo vago o interscambiabile: «psicologo» e «psicoterapeuta» alternati come sinonimi, o formule come «esperto in» che non corrispondono a nessuna qualifica.
  • Promesse di risultato o di tempi certi. «Risolvi l’ansia in sei sedute» non è una proposta clinica: è un claim commerciale, e un professionista serio non lo fa.
  • Nessun consenso informato. Se nessuno ti spiega come si lavora, cosa viene trattato e come, prima di cominciare, manca un passaggio obbligatorio — non una formalità.
  • Pressione a decidere subito, pacchetti da acquistare in anticipo, sconti a scadenza. Un percorso psicologico non si vende come un abbonamento.
  • Nessun limite dichiarato. Chi non ti dice cosa non fa ti sta dando un’informazione incompleta.

Cosa cambia quando il percorso è online

Le regole non si allentano: il Codice Deontologico si applica in modo identico alle prestazioni a distanza — segreto professionale, obbligo di competenza, limiti del mandato. Non esiste una deontologia ridotta per la videochiamata.

Le indicazioni del Consiglio Nazionale dell’Ordine sulle prestazioni via internet aggiungono però alcuni elementi specifici che il consenso informato deve contenere: quale tecnologia viene usata, la competenza del professionista a lavorare con quello strumento, i limiti della comunicazione mediata, come vengono gestite le situazioni di crisi e quali alternative esistono. Sono esattamente le cose da chiedere al primo colloquio se nessuno te le dice: la domanda «su che piattaforma lavoriamo e cosa facciamo se durante il percorso sto molto male?» è del tutto legittima, e la risposta ti dice molto.

Un’ultima cosa sulle piattaforme. Iscriversi tramite un servizio che fa lui l’abbinamento è comodo e di norma i professionisti sono verificati, ma il profilo che leggi è scritto dalla piattaforma. La verifica indipendente la puoi fare comunque, e in due minuti: prendi nome e cognome e cercali sull’albo. Nessuno può impedirtelo e nessun professionista corretto se ne offende.

Domande frequenti

Come faccio a sapere se uno psicologo è iscritto all’albo?

Cercando nome e cognome su areariservata.psy.it/albonazionale, la ricerca nazionale del Consiglio Nazionale dell’Ordine, o sull’albo pubblico del singolo Ordine regionale. Richiede meno di due minuti, non serve registrarsi e non va chiesto nulla al professionista. Se il nome non compare, non è uno psicologo.

Che differenza c’è tra psicologo e psicoterapeuta?

Lo psicologo ha laurea, tirocinio, esame di Stato e iscrizione all’albo. Lo psicoterapeuta ha in più una scuola di specializzazione riconosciuta, di norma quadriennale, annotata sull’albo. Non sono due strade alternative: la seconda viene dopo la prima. Per un sostegno su ansia, autostima o transizioni di vita lo psicologo è adeguato; per un trattamento psicoterapeutico strutturato su un disturbo diagnosticato serve lo psicoterapeuta.

Un counselor può fare psicoterapia o trattare l’ansia?

No. Counselor e coach non sono professioni ordinistiche: non esiste albo, esame di Stato né autorità disciplinare. Possono esistere formazioni seriamente strutturate, ma non autorizzano a trattare un disagio psicologico. Se trovi questi termini accanto a un linguaggio clinico come ansia, depressione o trauma, conviene fermarsi e verificare.

Le regole sono le stesse per le sedute online?

Sì, e con un’aggiunta. Il Codice Deontologico si applica identico a distanza. Le indicazioni del Consiglio Nazionale sulle prestazioni via internet richiedono inoltre che il consenso informato espliciti la tecnologia usata, la competenza del professionista con quello strumento, i limiti della comunicazione mediata, la gestione delle crisi e le alternative disponibili.

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Il primo colloquio è gratuito. Cinquanta minuti, online da qualsiasi regione d’Italia o in studio a Bologna e San Lazzaro di Savena, senza impegno di continuare. Sono psicologo clinico iscritto alla Sezione A dell’Albo dell’Emilia-Romagna con il n. 12375 — qui come funzionano le sedute online.